La priorità della spiritualità

La priorità della spiritualità per i consacrati, quindi anche per i nostri
Istituti, viene ribadita, come è normale, non solo dal Vaticano II, ma
ripetutamente anche dai Sommi Pontefici che si sono succeduti.

Giovanni Paolo II, parlando ai Superiori Generali, ha insistito sul grande bisogno per tutte le Famiglie religiose, e per tutti i loro membri, di un’“autentica spiritualità. Quando la Chiesa – asserisce Giovanni Paolo II – riconosce una forma di vita consacrata o un Istituto, garantisce che nel suo carisma spirituale e apostolico si trovano tutti i requisiti oggettivi per raggiungere la perfezione evangelica personale e comunitaria.

“La vita spirituale dev’essere dunque al primo posto nel programma delle Famiglie di vita consacrata, in modo che ogni Istituto e ogni comunità
si presentino come scuole di vera spiritualità evangelica.

Da questa opzione prioritaria, sviluppata nell’impegno personale e  comunitario, dipendono la fecondità apostolica, la generosità nell’amore per i poveri, la stessa attrattiva vocazionale sulle nuove generazioni.

E’ proprio la qualità spirituale della vita consacrata che può scuotere le persone del nostro tempo, anch’esse assetate di valori assoluti, trasformandosi così in affascinante testimonianza. Il Dicastero competente della Sede Apostolica, nel periodo postconciliare, ha accompagnato le varie fasi di riscrittura delle Costituzioni degli Istituti.

È stato un processo che ha alterato equilibri di lunga data, mutato pratiche obsolete della tradizione, ha riletto con nuove ermeneutiche i patrimoni spirituali e collaudato nuove strutture, fino a ridelineare programmi e presenze.

Come si sa, la Chiesa non solo non ha ostacolato tale processo di rinnovamento, ma lo ha incoraggiato, accompagnandolo tuttora con un Magistero puntuale tenendo duro sul primato della vita  pirituale.

GL’’Istituti hanno compiuto lo sforzo di determinare la specificità della propria spiritualità alla luce del proprio prezioso carisma, inteso intelligenza e dello zelo del Rogate.  Praticamente ci si è limitati su questo punto, avvertendo però la necessità di approfondire la conoscenza della vita spirituale del di S. Annibale.

Nella Causa di Canonizzazione di S. Annibale è stata studiata la sua santità come si constare dai voti dei Teologi Consultori, riportati nella prima parte di questo saggio, perché non tutti li conoscono. Anch’essi si mostrano affascinati dal carisma del Rogate, e praticamente si soffermano prevalentemente sull’esercizio eroico delle virtù, secondo le norme attuali.

Non si occupano tuttavia di descrivere la profondità interiore e la spiritualità che spetta unicamente agl’Istituti da lui fondati, come ci viene anche asserito dal Dicastero per gl’Istituti della vita consacrata.

Tutti i Capitoli Generali dei due Istituti, tutti i loro documenti partendo dal carisma del Rogate cercano di evidenziare la spiritualità trasmessaci dal fondatore, senza però poter analizzare in profondità le dimensioni complete della sua vita spirituale.