Interrogativo di fondo qual è l’autentica spiritualità rogazionista?

Nel clima attuale del rinnovamento della vita consacrata, anche nei nostri Istituti alcuni si pongono un interrogativo come questo: qual è l’autentica spiritualità rogazionista, rispondente alla vita e all’insegnamento del Fondatore?

Potrebbe sembrare una domanda superficiale o ingenua perché, come tutti gl’Istituti, abbiamo eseguito numerose riforme col cammino postconciliare indicato dalla Chiesa.

Eppure anche nei due Istituti fondati da Sant’Annibale, può riscontrarsi qualche insoddisfazione col desiderio legittimo di vedere con più autenticità la propria specifica spiritualità.

Non possiamo meravigliarci del quesito precedente constatando che ancora oggi, dopo 50 anni dalla celebrazione del Vaticano II, tutti gl’Istituti ascoltano Papa Francesco che li richiama a continuare il rinnovamento postconciliare perché non è ancora finito e che quindi tutti sono invitati dal Magistero Pontificio a rivedere se stessi.

Perciò Papa Francesco recentemente ha chiesto al Dicastero competente di continuare a portare «avanti il cammino di rinnovamento avviato e in gran parte attuato in questi cinquant’anni».

Lo stesso appello inoltre è stato ribadito più volte durante l’Anno della Vita Consacrata, istituito dallo stesso Papa Francesco.

Si parla addirittura di “rifondazione”, come leggiamo nel brano seguente

“La vita religiosa si trova oggi a vivere un tempo di svolta, di riposizionamento, addirittura di rifondazione: ormai non si tratta più di adattarsi né semplicemente di aggiornarsi; occorre arrivare a cambiare gli stessi paradigmi della vita religiosa, se si vuole innescare un autentico processo di cambiamento.”Ovvio che questo orientamento sta portando, e proseguirà a condurre tutti gl’Istituti di vita consacrata, noi compresi, a proseguire il rinnovamento proposto dal Concilio, potenziando la loro relazione con il Signore, la vita fraterna in comunità, la missione, e curando una formazione adeguata alle sfide del nostro tempo, in modo da «riproporre con coraggio» e con «fedeltà dinamica» e creativa l’esperienza dei loro fondatori e fondatrici. In tale contesto risulta che il compito che si presenta oggi ai religiosi è immenso.

Gli Ordini e le Congregazioni che, (scrive in proposito un autorevole studioso) essendosi affrettati a rivedere il testo delle Costituzioni, norme, o direttori, credono di aver compiuto il loro sforzo di rinnovamento, rischiano seriamente di aver fatto un buco nell’acqua. È necessario, innanzi tutto, suscitare un rinnovamento spirituale il quale genererà, a poco a poco, le strutture indispensabili alla vita. Cominciare con la riforma delle strutture, senza preoccuparsi sufficientemente della riforma spirituale, significa mettere l’aratro davanti ai buoi.